I PRIMI CENTO GIORNI DI TRUMP
Il colpo di teatro delle sedie contrapposte all’interno della Basilica è merito del senso scenico della diplomazia vaticana. Con quel gesto, Donald Trump si è accreditato da uomo della pace, dimenticando egli stesso e facendo dimenticare a noi che l’interlocutore di fronte non era la controparte negoziale ma l’alleato. Gli Stati Uniti infatti sostenevano, e continuano a sostenere, l’Ucraina nella resistenza alla Russia. E dunque su quella sedia, per essere davvero di fronte alla svolta epocale, avrebbe dovuto stare Vladimir Putin, che invece, nel timore dell’improbabile arresto da parte delle autorità italiane, ha inviato a Roma la Ministra della Cultura.

Trump avrebbe dovuto chiudere la partita ucraina e la crisi a Gaza pochi giorni dopo l’insediamento. Consapevole di averla sparata grossa, si è corretto nell’intervista a Time, derubricando le avventate promesse elettorali in messaggi monitori nei confronti delle parti. America is back and great again. L’America è di ritorno, come se fosse andata altrove, e torna ad esercitare il ruolo egemone alla grande.
Il Presidente è roso dal dubbio che i Russi lo stiano portando a spasso. Incassata l’apertura sul riconoscimento della sovranità sulla Crimea, essi vorrebbero speculare sulla voglia di pace per ottenere altro, prima ancora di intavolare una seria trattativa. Di modo che, al tavolo negoziale, non cominceranno dalla casella di partenza ma dalla posizione più avanzata. Ora che Kiev ha accettato di firmare l’intesa sulle terre rare, Trump può vantare che l’America guadagnerà più di quanto ha speso. Altro che difesa della libertà dall’autocrazia, è una questione di dare e avere: e l’avere supererà il dare come in una buona transazione di affari.
La cifra ideale è abbandonata a favore della cifra mercantile. Se non altro è parlare chiaro dopo anni di retorica idealista che ha intontito anche il dibattito europeo, con l’artificioso schieramento fra coloro che difendono la libertà e quelli che inseguono il tornaconto. Si veda il caso dell’Ungheria.

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