In Russia sale la tensione. Risparmiatori pronti a svuotare i conti correnti
I tassi di interesse sempre più elevati stanno cominciando a provocare le prime vere crepe della fiducia dei correntisti della Federazione. Aumentano insolvenze e rinegoziazioni. E il panico fa capolino

02/05/2025
Negli Stati Uniti scene simili le hanno viste più volte, in passato. L’ultima delle quali risale alla crisi (e al fallimento) della Silicon Valley Bank, due anni fa: correntisti in preda al panico che si presentano in banca a chiedere di poter ritirare i propri soldi.
Ora la Russia potrebbe esserci vicina. Oggi nell’ex Urss, il denaro si paga a un costo del 21%, per colpa di un’inflazione costantemente a ridosso del 10%. Questo significa che tenere i soldi negli istituti è sempre meno conveniente. Può spiegarsi anche così il crescente malumore dei risparmiatori russi nei confronti del sistema bancario russo.
Secondo il Centro russo per l’analisi macroeconomica, think tank molto vicino e anche ascoltato dalle autorità di vigilanza russe, in queste settimane sta sensibilmente aumentando la possibilità di una “fuga dei depositanti” o di una corsa agli sportelli. Il denaro, questo il motivo, costa troppo. La scorsa settimana la Bank of Russia ha mantenuto invariato il suo tasso di interesse chiave al 21% per la quarta riunione consecutiva, nel tentativo, ora più controproducente che mai, di raffreddare l’inflazione crescente causata dall’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.
Nelle sue previsioni il Centro avverte di come i dazi statunitensi sulle importazioni dal resto del mondo potrebbero far salire l’inflazione in Russia, riducendo la domanda di petrolio russo e indebolendo la valuta russa, il rublo.
E mantenendo ali i tassi. Di qui “l’instabilità geoeconomica” che potrebbe causare una “reazione di panico” tra i depositanti, simile ad altri shock come quello avvenuto all’inizio della guerra, come segno della turbolenza che sta attraversando l’economia russa colpita dalle sanzioni.

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